Pubblicato in: Politica professionale, tutela

La laurea in psicologia è inutile: è l’ora della sanatoria.

sanatoria psicologi
…non mi iscrivevo a psicologia.

Sanatoria: il Voldemort della psicologia.

La parola che non si può pronunciare; solo pochi temerari, me compresa, osavano sussurrarla con timore pensando a una certa aria che si sentiva tirare nei corridoi bui e chiusi di certa politica professionale.


Si tratta al momento solo di una proposta,
ma il 24 Marzo il vaso di pandora è stato aperto e finalmente le carte si sono scoperte:
invece di trattare chi fa lo psicologo senza titolo come un abusivo, si propone un “conguaglio”.

L’invocazione della sanatoria giunge dalle labbra degli “accademici” che portano ai workshop organizzati dall’Ordine Nazionale la soluzione per “risolvere” il problema del counseling e dei counselor
(potete ascoltare il LiveFacebook di Nicola Piccinini su queste giornate a questo link)

Una proposta di “conguaglio” crediti formativi per far laureare in psicologia quelli che attualmente sono laureati in altre materie, hanno frequentato un corso di counseling (PRIVATO!) e svolgono la fantomatica professione di counselor.

E a far riferimento a tutto il pasticcio che è stata la sanatoria per la psicoterapia (il famoso Articolo 35), sono proprio loro, gli “accademici”.

I nostri formatori, in $oldoni, vorrebbero creare per la psicologia un percorso potenzialmente ibrido in cui privato e pubblico si sovrappongono e si equivalgono. 

Vi ricorda qualcosa?
Vi ricorda per caso l’equipollenza tra scuole di specializzazione pubbliche e private
e tutto il caos che ha generato,
compreso il lento processo di estinzione delle specializzazioni pubbliche?

Già. 

Ma che possiamo fare, dicono: non possiamo certo far sparire i counselor che già ci sono, dobbiamo trovare un modo per risolvere la situazione.

E qui subito una domanda: ma perché?!

Perché io devo pagare le sedute e i workshop di un CNOP che deve decidere come risolvere i problemi dei counselor?
I problemi degli psicologi non sono abbastanza che dobbiamo dedicarci pure ai problemi degli altri?

Se li risolvessero i counselor i loro problemi, e non lo dico con acidità, è che proprio non capisco.

tar lazio counselor
“Il TAR Lazio ha cancellato i counselor” : con queste parole si esultava sulla pagina dell’Ordine della Sicilia, lo stesso presieduto dal Presidente dell’Ordine Nazionale, che pochi giorni fa al tavolo di Assocounseling ha esordito con un “CARI COLLEGHI”.

Se questi counselor fanno gli psicologi, ATTUALMENTE sono ABUSIVI, e quindi come tali vanno trattati, a maggior ragione dalle istituzioni.

Se non fanno gli psicologi, è un problema loro profilare la loro professione e spiegarlo ai Ministeri, soprattutto spiegare come non si sovrappongono ad altre professioni. 

Poi, esattamente come con l’art.35, ci sarebbero problemi come:

E’ assolutamente arduo, per non dire impossibile, dimostrare ad un tribunale che un curriculum di 10 anni con la SPI è cosa fondamentalmente diversa rispetto a 10 anni presso la “Libera associazione per la psicoanalisi orbitale rimpallante”.

cito da qui )

Nel mare magnum della formazione privata autoreferenziale, in vista del conguaglio/sanatoria, come fare a distinguere tra la formazione di counseling “seria” e quella “non seria”?

Tutto diventa uguale a tutto: pubblico diventa uguale a privato, serio diventa uguale a non serio ed eccoci nel mondo della casa della Libertà di Guzzantiana memoria:

Facciamo un po’ come cazzo ci pare

tanto sceglie il consumatore chi è valido e chi no.

Così, il Presidente Giardina che al tavolo di Assocounseling esordisce con “Cari Colleghi” diventa un’avanguardista e la corporativista divento io, che chiedo sommessamente:

Ma la ricerca? Le best practices? Gli studi sull’efficacia degli interventi? Pure questi diventano tutti uguali a tutto?

Si dirà: eh, ma che utopie, perché ora all’università queste cose si fanno?

NO, spesso non si fanno, avete ragione.
Ma allora diciamo qual è il vero problema: è lo stato in cui versa l’università italiana, la qualità della sua formazione e i suoi problemi organizzativi.

SONO I DIRITTI DEGLI STUDENTI,
di una generazione destinata alla schizofrenia di una classe dirigente che con una mano li chiama bamboccioni e con l’altra continua a sostenersi sulle sue spalle, regalando in cambio il passato al posto del futuro.
[studenti che non ci stanno a farsi prendere per il naso: li trovate qui , al Collettivo universitario di Firenze.]

E lo scandalo è che tutto questo agli “accademici” non interessa, lo considerano uno stato di fatto, tanto che ormai l’università è uguale al corso privato di formazione senza alcun valore legale.

Il vostro percorso fatto di esami, corsi, professori coi chiari di luna che vi lanciano il libretto nel corridoio, è uguale al corso con frequenza indefinita, esami indefiniti, programmi indefiniti, abbracci indefiniti.
Ma energetici.

E’ tutto uguale, può pure capitare che il professore che ti lancia il libretto nel corridoio dell’università è uguale, forse un po’ più accogliente, al direttore del corso di counseling a 3mila euro l’anno.

D’altra parte in Italia abbiamo diffusi esempi di risoluzione riuscitissima di conflitto di interessi.

berlusconi
Chiaro no? Con una mano dico che all’università è necessario il numero chiuso, con l’altra ti apro la porta di servizio del mio corso privato in counseling e poi si va tutti insieme alla festa di laurea.

Professori titolari di cattedra che insegnano in scuole di psicoterapia e che formano anche counselor e tutti conguagliano tutto.

Ma tanto è il mondo tutto uguale: abbattiamo i muri e costruiamo ponti, nell’ubriachezza generale.

Anzi, facciamo così: domani mattina mi alzo presto e vado dall’Ordine dei Medici.

Vedo che ne pensano della mia idea di farmi convertire i crediti di tutti i miei esami di biologia e fisiologia e poi che ne pensano di riconoscermi come cfu pure il mio corso privato di bisturologia olistica con scappellamento a destra organizzato e contemporaneamente accreditato come “corso di alta formazione e qualità” da AssoBisturi. 

Vi faccio sapere, sempre se non mi fanno un TSO, ma, tranquilli, vedo di farmi conguagliare anche quello!

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13 pensieri riguardo “La laurea in psicologia è inutile: è l’ora della sanatoria.

  1. Nonostante io sia terrorizzata da questa notizia, e da molti altri aspetti della professione di psicologo, che comunque mi rappresenta, non mi sento impaurita al punto da lasciare correre e fare finta di niente. Sono disponibile ad incontrare colleghi, a contattare avvocati e denunciare tutti coloro che in teoria dovrebbero tutelare una professione già al collasso, e che si preoccupano solo di quei quattro spicci che entrano nelle loro tasche. Quanto a conflitto di interessi, l ‘idea di proibire a psicologi e psicoterapeuti di avallare corsi e specializzazioni di counseling non è venuta a nessuno?

    1. Ciao Giulia,
      Niente terrore 🙂
      Ma intanto attenzione alta e informazione, tra colleghi ma soprattutto tra studenti.
      L’idea di “proibire” la svendita di formazione in psicologia a qualcuno è venuta negli ultimi 10 anni, ma su questi temi è sempre rimasto abbastanza isolato (vedi quanto abbiamo fatto come AltraPsicologia sul tema. Sempre gli unici).

  2. Concordo con l’improvvisazione professionale di molti counselor e con la confusione che fanno con il mestiere di psicoterapeuta, ma ho conosciuto psicologi e psicoterapeuti che non sanno nemmeno di cosa stanno parlando.

    1. Assolutamente possibile (ahimè). Ma questo riporta la questione al problema della qualità della formazione, sulla quale certamente ci sarebbero tanti interventi da fare, ma confondere percorsi accademici con percorsi autoreferenziali non è certo la soluzione.

    2. Le chiacchiere stanno a zero, sig Vincenzo, mi faccia conoscere questi colleghi, Psicologi e Psicoterapeuti che, come lei dice, “non sanno nemmeno di cosa stanno parlando”……forse è lei che non sa di che parlare e cerca solo di gettare discredito sulla nostra categoria.

      1. Gentile Giorgio, io credo invece che Vincenzo porti, da un certo punto di vista, un problema: che è quello della qualità e della formazione in psicologia, che è certamente fatto migliorabile.
        Ma la necessità di migliorare i percorsi, formativi ed esperienziali, non presuppone certo l’idea del liberi tutti.

      2. Un mio amico ha letto il suo commento e mi ha detto: Da come aggredisce spero non faccia il terapeuta.

  3. Infatti. Come uscire da psichiatria con.psicoterapia incorporata e non aver mai.lavorato su di sé. Squallido. Almeno potevano farne una laurea a parte. No .Per psicologia che ricordo è stata per lo più pianta sacrificata è costata notti sui libri viaggi. E questo è amaro.

  4. Un articolo che brilla per le sciocchezze che esprime…. Non c’è un senso logico in quanto sostenuto né alcuna verità di cronaca. Credo di avere titolo per dirlo essendo stato uno dei relatori presenti al convegno di Assocounseling ed essendo uno dei partecipanti al comitato promotore della Consensus Conference. In ogni caso, da “esperto di sanatorie” mi sento di dire, ad amici e avversari, che semmai qualcuno avesse in mente la strada delle sanatorie per affrontare il problema del counseling starebbe semplicemente perseguendo un progetto insensato… I Counselor non necessitano di alcuna sanatoria nè di essere “riconosciuti” dagli psicologi, nè di diventare psicologi. Esistono e possono fare a meno di tutto ciò. Altra cosa è l’esigenza, dell’intero mondo delle relazioni di aiuto, di trovare momenti di coordinamento, di collaborazione, di sviluppo….

    1. Gentile Rolando,
      sono assolutamente d’accordo con lei: in questo articolo sono davvero numerose le sciocchezze espresse.
      I counselor, che certamente fanno un lavoro diverso dagli psicologi, non hanno bisogno né di essere sanati né di essere conguagliati.
      E nemmeno di essere riconosciuti né dagli psicologi né dalle istituzioni né dall’accademia.
      Entrambi, dunque, conveniamo che questa proposta, che io commento, e che all’ultima seduta di workshop è stata portata da alcuni “accademici” è davvero una brillante sciocchezza.

  5. Chi è presuntuoso e totalmente avulso dal mondo delle professione è l’accademia. E ha un potere spropositato. Gli Ordini che fanno con questi??? E AP, PP, AUPI e tutte le varie siglette? Voce grossa con i counselor e i loro formatori e coda tra le gambe con i professoroni con il parruccone? Segue l’Ordine per non aver fatto nulla per negoziare un diverso rapporto dell’accademia con il mondo delle professione, per aver innescato il processo delle scuolette di psicoterapia, ed esserne stato colluso. Infine ci sono le scuolette che ormai controllano in maniera clientelare pacchetti di voti. A questo mostro degli Stakeholders gl’importa una mazza. Pure la comunità professionale è bloccata sulla dinamica del conflitto come arma di “distrazione” di massa: una unità corporativa che va dall’ultimo iscritto a Giardina e che sta insieme solo quando c’è da combattere e distruggere il nemico, riparandosi con lo scudo sacro dell’Ordine.

    1. Io credo invece che la dinamica sottostante sia un’altra.
      Per questo è essenziale che a partire dagli studenti parta una richiesta di presa di posizione forte rispetto a questi “accademici”, che nell’articolo sono scritti con le virgolette non a caso.
      E a giudicare dai primi commenti che vedo arrivare non tanto a questo articolo, quanto a quello degli studenti di Firenze, non credo di sbagliarmi.
      Nel più generale rapporto tra università, associazioni, ma soprattutto istituzioni, non riscontro il rapporto di forza come lei descrive nel suo commento, ma vedo pezzi di ampia “collaborazione”. Il punto è che sono gli obiettivi su cui queste “collaborazioni” si saldano che rendono il tutto malsano.
      Una proposta di “conguaglio” come questa arriva in un terreno che personalmente vedo in preparazione da almeno due anni (e infatti da due anni, da brava cassandra dico che si andrà a finire così). Un terreno che si è costruito su messaggi e relazioni che tengono in piedi proprio certe governance istituzionali, che mi sembrano avere l’unico obiettivo di mantenere uno status quo di potere e persino di generazioni.

      1. Io sono un counselor relazionale che vuole distinguersi da coloro che si definiscono counselor ed invece sono “ciarlatani” , (vedi i vari sciamanesimi, new age ecc. ) che distruggono la professione del counseling. Per cui ben venga una distinzione sulla base della certificazione di competenze ( non psicologiche) effettivamente possedute.
        Ciò garantirebbe la distinzione tra psicologi e counselor, la distinzione tra i percorsi formativi per gli studenti, la qualità dell’offerta per i cittadini che a seconda del bisogno potranno liberamente scegliere se andare da un counselor o da uno psicologo/psicoterapeuta.
        Purtroppo sono state proprio le scuole di psicoterapia ad alimentare questa triste situazione formando counselor attraverso il modello teorico della psicologia perchè non sono state capaci di predisporre un modello specifico, a parte alcune eccezioni che lavorano seriamente e con passione avendo un bagaglio formativo ben definito e specifico.

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