Pubblicato in: Riflessioni esistenziali

Gender: posso dire una cosa pure io?

 

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Faceva brutto mettere la parolaccia nel titolo

Con gioia e letizia apprendo che anche il CNOP sarà presente nel comitato scientifico sulle tematiche LGBT. Il suo compito sarà quello di

…fornire una validazione dei contenuti del Portale LGBT supervisionando e verificando il livello delle attività di ricerca connesse alla redazione dei materiali pubblicati; offrire un supporto specialistico all’implementazione della redazione del portale LGBT; favorire il confronto, lo scambio e la divulgazione delle conoscenze e dei saperi scientifici delle tematiche LGBT.

Sperando di non incappare di nuovo in qualche editoriale de La Croce di Adinolfi, fonte autorevole e certificata secondo il CNOP, si tratta certamente di un riconoscimento importante per le nostre istituzioni e la nostra categoria, e sono sicura che chi si incaricherà di questo compito delicato avrà modo di mettere in evidenza il lavoro che gli psicologi italiani portano avanti quotidianamente sul delicato terreno delle discriminazioni e del bullismo.

E poi, naturalmente, c’è la “questione Gender”.

Mentre il suddetto portale è in ritardo di 2 mesi-verso -più-infinito (era stato annunciato per l’inizio di giugno), è ormai dall’inizio dell’anno che si assiste ad una martellante campagna di disinformazione in merito ai cosiddetti “studi di genere”.

Questi studi di genere non hanno nulla di massonico, niente a che fare con le onde elf o le scie chimiche. Studiano “le cose da maschio e da femmina”, che non son certo stabilite dal fatto di avere un pene o una vagina, ma dal contesto sociale.

 Ed è proprio il caso di studiarle certe cose.

Altrimenti poi magari accade che se una donna fa lo stesso lavoro di un uomo, viene pagata di meno, così, solo perché è femmina.

O che in fondo è giusto dare del ricchione a Roberto solo perché fa il ballerino classico. E poi quanti soldi vogliono queste lesbiche della federazione di calcio femminile?

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Il Gender sottrarrà braccia alla cucina

Ecco, gli studi di genere servono essenzialmente a capire perché accadono queste cose, che non son granché belle, e magari ci aiutano a capire pure come non farle accadere più. Che se Carmela vuole tirare di pugilato è suo diritto farlo e pure Luigi, se gli piace cucinare non è mica finocchio.

E mi sembrano cose di una civiltà così elementare che mi pare il minimo che vengano insegnate sin da piccoli, così che poi magari evitiamo di piangere per l’ennesimo episodio di bullismo con annesso suicidio.

Lo so, sto scrivendo un mucchio di parolacce e ho un tono fastidiosamente tagliente.

La verità è che sono stanca. Stanca di ascoltare tutta questa violenza, stanca dell’ignavia di istituzioni e rappresentanti.

Questo delirio va avanti da gennaio. Da quando cioè a Milano, con tanto di Logo Expo, è andato in onda l’avvio di una campagna delirante con il convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. Un convegno organizzato dalla giunta regionale lombarda, con tanto di saluti istituzionali del leghista Maroni e con gli “autorevoli” interventi di Adinolfi e della sottomessa Miriano.

Un’indignazione da cittadina, esposta a un turbinio di sciocchezze ignobili.

Un mal di stomaco da psicologa, di fronte a un silenzio assordante dei miei rappresentanti.

Sollecitato, il Presidente degli Psicologi della Lombardia scrisse :

[…] non dobbiamo e non possiamo entrare in nessun dibattito sul piano politico, ideologico o religioso.

Insomma: che si dica che gli omosessuali si devono curare, che si dica “sposati e sii sottomessa” , che si dicano balle sull’educazione dei bambini, tutto questo non è un fatto che riguarda gli psicologi.

Pensa te, mi vien subito voglia di fare la counselor…

E giù il primo articolo per cercare di dare almeno un senso a tutte queste viscere attorcigliate.

11049469_829145213788573_2518012921600185800_nPoi non faccio in tempo a riprendermi, che in un qualunque pomeriggio di lavoro mi girano un link. E’ preso dalla pagina facebook del CNOP: si rimanda a un editoriale preso da La Croce di Adinolfi, dal sereno titolo “Così il gender entra nelle scuole”. Lo leggo sdraiata sul divano del mio studio.

Tre volte, per essere sicura.

Per essere ancora più sicura, lo invio a due altre colleghe chiedendo loro di farmi la cortesia di spiegarmi cosa capiscono.

E pure loro capiscono quello che ho capito io.

Sì, sulla pagina del CNOP si parla di teorie gender, di come queste vengono sibillinamente introdotte nelle scuole e nelle menti dei nostri pargoli indifesi e quindi come fare per ovviare a questo lavaggio del cervello.

Non ce la faccio a provare né vergogna né imbarazzo. Sono proprio incazzata. Sarà che io la sento eccome l’appartenenza alla categoria, così quell’uscita, gaffe o non gaffe, mi ferisce in un’intimità identitaria che non so nemmeno spiegare. Ci scrivo su, come sempre, per dare ordine e ritrovare un minimo di pace interiore.

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E no, non me lo dimentico che su quanto accaduto si sono farfugliate supercazzole al sapore di arrampicate sugli specchi.

Mi appunto nomi e cognomi, io.

Poi è stata la volta del Family Day e almeno a quel giro qualcuno scrive al posto mio.

Finalmente un’istituzione si prende la responsabilità di dire qualcosa di sensato e autorevole ai cittadini.

E’ l’Ordine regionale del Lazio, e certamente scrive meglio di me.

Seguiranno in quei giorni altri comunicati di Ordini regionali (Piemonte e Marche – tutti governati da AltraPsicologia).

Faccio perciò come certi animali: resto immobile a terra e mi fingo morta.

E’ l’unica strategia possibile, quando mi vedo arrivare, persino io, il delirante messaggio della catena di whatsapp.

Aspetto che la tempesta passi, che il milione di persone presenti è solo nelle fantasie di Adinolfi & Company.

Intanto, mentre l’Europa ci manda l’ennesimo cazziatone perché non riconosciamo i diritti civili e mentre il governo Renzi rimanda a dopo l’estate la discussione sulle unioni civili, che no, il matrimonio proprio no, beh…arriva la seconda ondata.

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La seconda ondata si inventa un referendum che si firmerebbe presso i comuni per abolire la legge sulla “buona scuola”, che avrà pure tanti difetti, ma di certo non spingerà i nostri eroici insegnanti ad andare a scuola con i vibratori al posto dei gessetti. Fuori il gender dalle scuole, lo dicono persino a mare, persino quando sono in coda dal fruttivendolo.

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Una volta tanto un politico prova persino a rendersi utile. E’ Laura Puppato, che io non conosco, ma ha avuto l’ardire di pubblicare sul suo profilo un link per una corretta informazione sull’inesistenza di queste “teorie gender” e soprattutto sul fatto che nelle nostre scuole tutto sta per accadere meno che lezioni di pornografia.

A leggere i commenti dei detrattori, si ha il sospetto di essere dentro una sorta di macroesperimento sociale per vedere chi ha il coraggio di spararla più grossa.

Per ora la mia personalissima palma del vincitore va al tizio che ha augurato a tutti una

seconda Norimberga in cui mettere alla forca tutti i negazionisti (della teoria gender) che sono come i tedeschi che dicevano che nei campi non si bruciavano gli ebrei.

Di fronte a commenti di questo tono, che di certo lasciano smarriti per i picchi di surrealtà, incappo pure in un VicePresidente di un Ordine degli Psicologi. Uno di quelli che rappresenta una ventimiliata di colleghi. Un fortunato evidentemente, che in questi otto mesi di delirio deve aver vissuto in un continente senza connessione internet, perché con candore semplicemente dice:

Spero che lei abbia ragione (cioè che le maestre non insegneranno ai bambini a masturbarsi mentre mostrano dei porno…). mi informerò personalmente e poi mi esprimerò.

Letto ciò

L’oscurità mi ha avvolto e ho errato fuori del pensiero e del tempo. Le stelle compivano il loro giro e ogni giorno era lungo come una vita terrena.

Le parole del buon Gandalf, di ritorno dalla lotta con il ferocissimo Balrog, descrivono al meglio il mio stato d’animo.

Joongwon-Jeong-Gandalf

Solo che per me la fine giunge eccome quando, letto questo, mi si svela finalmente il grande piano:

servono gli schemini del piano A e B per chi viene usato come marionette dalle potenti lobby, che hanno l unico scopo di aumentare con queste ideologie il loro giro d affari. Tanti omosessuali, tanti circoli, tanto sesso e strumentini vari, tanti soldi x dargli i figli..un business!

Rettifico: ecco la mia palma del vincitore.

Addio.

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