Pubblicato in: Politica professionale, promozione professionale

Il CNOP e la promozione dell’emorragia intellettuale

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Tutti, al bar o sotto l’ombrellone, possiamo dire la nostra sulla decisione del giudice di togliere il figlio appena nato a Martina Levato, “quella della coppia dell’acido”.

Anzi, che le persone comuni ne discutano lo troverei persino un buon segno: significa che c’è voglia di parlare di genitorialità, diritti, rieducazione, infanzia.

Insomma, che c’è voglia di parlare di psicologia nella società.

Che il dibattito prenda la piega di una puntata di Quarto Grado o diventi una discussione produttiva è una questione che è responsabilità innanzitutto di noi psicologi che, ad esempio, dovremmo sottrarci dalle analisi superficiali e irrispettose del lavoro di persone, professionisti e colleghi che si stanno impegnando sulla vicenda da mesi.

Il tema della genitorialità di una donna colpevole di un reato violento è assolutamente interessante, delicato e da dibattere.

Dibattere invece sulla scelta di un giudice su un caso specifico, senza conoscere carte, processi, valutazioni, non solo è molto meno interessante, ma molto meno utile e banalmente MOLTO MENO SERIO.

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“Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile.” Così, giusto per ricordarlo. [Art.7 Codice Deontologico] [Foto da: https://twitter.com/Snoopy ]

Ora: non tutti gli psicologi sono seri. Come non tutti gli avvocati sono seri. Come non tutti gli operai sono seri. Come non tutti gli ingegneri sono seri. Eccetera.

Non possiamo certo abbattere tutti i colleghi che non resistono al fascino di dover dire la propria su un fatto di cui non conoscono nulla. E nemmeno possiamo togliergli il diritto di parola.

Se una collega, senza mai aver parlato con la persona in questione, senza mai aver letto una perizia, senza mai aver avuto alcun contatto diretto col caso, vuole andare da un giornalista e dire che

Mi pare ci sia un atteggiamento di vendetta. Ma toglierle il figlio non pareggerà mai il dolore che ha inflitto ad altri.

ha tutto il diritto di farlo.

Così come chi legge ha tutto il diritto di farsi un’opinione su questa professionista.

Ma che questo tipo di interventi vengano pure rilanciati dall’Ordine Nazionale sinceramente mi lascia ancora una volta senza parole, così come era accaduto per la faccenda dell’editoriale de La Croce sulle “teorie gender”.

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Il vertice della psicologia è un vertice di complessità, che non è il vertice dei paroloni astrusi.

E’ il vertice che innanzitutto sospende il giudizio sulle cose che non conosce. E’ il vertice che promuove dibattito, analisi e approfondimento, non discussioni da bar sport.

Di questo passo, dopo gli italiani-tutti-esperti-di-economia, dopo gli italiani-tutti-allenatori-della-nazionale, avremo (sempre che non li abbiamo già) gli italiani-esperti-di-psicologia, che tanto siamo i primi a promuovere questo atteggiamento.

E allora non ci lamentiamo poi di tutti quelli che dicono “Lo sai anche io sono un po’ psicologo? 😀 “, perché siamo i primi a promuovere questo tipo di atteggiamento, come categoria e come istituzione.

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2 pensieri riguardo “Il CNOP e la promozione dell’emorragia intellettuale

  1. non penso che una madre, per quanto soggetto di un reato grave, non possa essere una buona madre. Ma credo che gli psicologi debbano spiegare le motivazioni che li hanno indotti a non dare il figlio alla madre. Penso che in queste motivazioni sullo stato attuale ripeto sullo stato attuale psicologico dei genitori debba essere chiarita la sentenza.

    1. Chi ha lavorato sulla vicenda sono certamente gli unici che possono chiarire il perché e per come.
      Tutti gli altri, soprattutto se psicologi, è meglio che si astengano a dare della propria professione un’immagine di opinionismo invece che di scientificità.

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