Pubblicato in: AltraPsicologia Campania, Politica, Politica professionale, Riflessioni esistenziali

Gender, psicologi e responsabilità sociale

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ae9c3ebf-6c1e-493d-ac09-5b73f517d430.html#p=0qui A questo link la puntata di Un posto al Sole cui faccio riferimento – Un sentito ringraziamento a Daniela 😉

Sandro è giovane, simpatico, con cari amici e una fidanzata.

La sua ragazza si chiama Rossella.

Stanno bene insieme, ma Sandro sente che qualcosa non va.

E con il tempo capisce cos’è.

A Sandro piacciono i ragazzi. In particolare gliene piace uno. Si chiama Claudio; si sono conosciuti al corso di teatro.

Sandro è confuso, ma è anche un ragazzo fortunato. E’ circondato da amici che gli sono affezionati, a prescindere da quello che potrà essere il suo orientamento sessuale. Lo sostengono, lo appoggiano, lo rassicurano. Persino Rossella gli è vicina, nonostante abbia perso il fidanzato…

Anche il papà di Sandro, Roberto, inizia a sospettare qualcosa.

E’ confuso, cerca di capire.

Cos’è l’omosessualità? E’ una malattia? E’ il sintomo di un disagio? Di una confusione? Può essere curata? Tutte domande legittime di un genitore qualunque.

E Roberto, il papà, fa quello che ormai sempre più persone fanno: si mette su internet e cerca.

In “Un Posto al Sole”, il cattivissimo Roberto Ferri si imbatte nelle definizioni dell’OMS e nelle terapie riparative. Nella realtà, il malvagissimo Roberto Ferri si sarebbe potuto ritrovare pure nella pagina Facebook del CNOP dove avrebbe potuto leggere

[…] oggi stiamo assistendo ad un indottrinamento da regime totalitario, che impone una visione altra dell’uomo, su base ideologica senza alcuna autorizzazione ufficiale

estrapolato da un avvilente editoriale del quotidiano La Croce, di Mario Adinolfi.

Cosa avrebbe potuto pensare il severissimo Roberto?

Magari che il figlio Sandro era stato indottrinato da qualche psicologo libertino nella sua scuola?

Che è in atto qualche complotto mondiale della lobby gay?

Beh, se lo dice l’Ordine Nazionale degli psicologi, magari è vero…

Oggi, tramite un comunicato stampa che potete (e mi raccomando, DOVETE) leggere qui ( clikka ) veniamo a sapere che non abbiamo capito niente.

E sia.

Non abbiamo capito niente.

Ma a questo punto mi vien da chiedere: se non ci capiamo niente noi, che saremmo gli esperti della complessità e della comunicazione, il povero, cattivissimo, malvagissimo, ma soprattutto confusissimo, Roberto che poteva mai capire? E lo spaesato Sandro, con tutti i suoi cambiamenti?

La toppa è peggio del buco, perché nel comunicato si evitano le tre questioni principali emergenti da questo papocchio:

1) Chi gestisce la comunicazione fb del cnop? In base a quali linee editoriali lo fa? La prossima volta discutiamo del bicarbonato che cura il cancro? Magari delle scie chimiche?

2) Ma questa teoria gender ci piace o no? E’ fuffa o no? Il Presidente esprime nel comunicato la sua posizione personale. Il CNOP, che pure presiede, ne ha una? Ce la dirà prima o poi?

3) La responsabilità sociale dello psicologo, come singolo e nelle sue istituzioni, esattamente dov’è che finisce?

Voglio terminare anche io con un articolo del Codice Deontologico. Quello che ho avuto in mente tutta questa folle settimana:

Articolo 3 Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità. In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace. Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale. Lo psicologo è responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze.

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5 pensieri riguardo “Gender, psicologi e responsabilità sociale

      1. Ti confesso che non ho seguito la vicenda, se non fino a stasera grazie al tuo “riassunto”. Il comunicato ufficiale e’ incomprensibile per chi non sapeva nulla, nebuloso se cerchi di capirci qualcosa, imbarazzante se ricostruisci l’accaduto.
        Sono sgomenta della leggerezza e della distorsione comunicativa dell’ordine che avrebbe probabilmente dovuto tacere se non sapeva cosa dire.

      2. Ma anche conoscendo la vicenda, in tutta sincerità, io faccio fatica a seguire alcuni passaggi… ma a questo punto, è proprio l’ultimo dei problemi…

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