Pubblicato in: Riflessioni esistenziali

Il post di cui non interessa niente a nessuno

Anticipo la reazione del lettore coraggioso giunto alla fine dell’articolo

Un anno fa di questi tempi si metteva in moto la macchina organizzativa per le elezioni ordinistiche.

Fino a quel momento non ci avevo pensato seriamente.

Anzi, ricordo precisamente una mattina a scuola di specializzazione qualche anno fa in cui con assoluta certezza affermavo che io non ero fatta proprio per la politica.

Era il 2010.

In verità tuttora ogni tanto me lo dico.

In particolare lo dico a Luca Pezzullo, il più bello tra tutti noi. Gli dico

Luca, secondo me io non sono fatta per queste cose!

Lui scuote i boccoli biondi e mi risponde con frasi dal significato criptico

Porti tu il lievito madre?

L’anno scorso, di questi tempi, ero molto spaventata.

Non dalle elezioni, ovviamente, ma dai cambiamenti nella mia vita che uno dietro l’altro avrebbero cambiato totalmente il mio mondo.

Anzi, uno psicologo potrebbe tranquillamente pensare che la politica è stato per me un ottimo “diversivo”

Ma tanto qui non ci sono psicologi che leggono.

Fu un periodo a tratti frenetico: riunioni, telefonate, prospettive, proposte, domande, idee.

E naturalmente DUBBI.

Dubbi sulle mie paranoie (la frase che pronunciavo più frequentemente in quel periodo era – ma ti sembro paranoica? – ) , dubbi sul futuro, che a volte si facevano autentiche paure e poi la questione delle questioni, caratteristica della mia vita.

Vuoi tu appartenere a qualcosa?

E’ un problema che mi trascino dall’infanzia, da quando a due anni, in cima allo scivolo, minacciai un bambino dicendogli con aria truce

Tu per caso vorresti scivolare?

Ecco: da allora sono molto meno prepotente, ma è rimasta in me un’attitudine ad esprimermi e a voler pensare senza vincoli.

A volte è un po’ da eccentrici, a volte è faticosissimo, perché tutto sembra incerto quando trovi divertente mettere in discussione ogni ipotesi.  A partire dalle mie, naturalmente.

Lo chiamo “fare l’avvocato del diavolo”.

Per il lavoro clinico è una grande risorsa.

In politica e nella vita non lo so: quelli che dicono – è così, punto – mi sembrano sempre più felici…

Che bilancio politico posso fare dopo 1 anno?

A questo punto dell’estate/autunno scorso, nonostante le tante telefonate, avevo deciso di non candidarmi e lasciar perdere tutto, dedicarmi a un rilassante e anonimo cazzeggio da psicoblogger de noartri che nessuno si fila.

Era una decisione basata su due ragioni:

1) Facevo fatica a seguire discorsi fatti di almeno 3 livelli di lettura e le cose poco chiare mi stancano in fretta,

2) Nessuno mi prendeva sul serio quando dicevo che non volevo “per forza” né vincere né diventare consigliere.

La vicenda (personale)politica di un anno fa aveva per me una sola priorità: qualsiasi scelta avessi fatto doveva lasciarmi in condizione di dire e fare le stesse cose con la stessa credibilità prima, durante e soprattutto dopo le elezioni.

Se avessi fatto la scelta più semplice e a breve termine più vantaggiosa, la scelta che a conti fatti mi avrebbe quasi garantito una poltrona, la metà degli articoli, FIRMATI, da gennaio a oggi avrei avuto difficoltà a pubblicarli, causa tragica dissonanza cognitiva.

Temevo che questo potesse valere anche per AP, magari in forme più implicite. Per questo, nonostante una consonanza di idee per lo più evidente, alla fine solo all’ultimo momento ho deciso. Fino a ottobre inoltrato ero attestata sul beato cazzeggio.

Quello che mi ha convinto più di tutto fu la chiarezza delle relazioni. Divergenze di vedute o no, ho sempre chiaro il contesto in cui mi trovo, il mio ruolo, le mie responsabilità. E così mi sono chiare pure quelle degli altri e mi va benissimo.

Non se se ho scelto la parte “oggettivamente” migliore. Non so nemmeno se esista la possibilità di “oggettività” da qualche parte.

Sento di aver scelto il posto che mi fa sentire meglio e in questo momento della mia vita è il parametro che mi fa da bussola: dopo 12 mesi sento di aver fatto la scelta più utile per me.

Ora, in conclusione, immagino che al lettore non gliene freghi niente di quanto scritto finora…e pure ha ragione.

Ma alcune cose a volte si ha proprio il bisogno di dirle ad alta voce.

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