Pubblicato in: AltraPsicologia Campania, Politica professionale

Domande utili per scegliere il proprio candidato ideale!

La campagna elettorale degli psicologi attraversa ormai tutta la penisola dalle Alpi alle isole (ad eccezione dei colleghi emiliani, che voteranno in primavera).

Cara/o collega, vorrei allora suggerirti delle domande che sarebbe utile tu ti ponessi prima di recarti alle urne a votare.

Perché ti recherai a votare, vero?!?

Se c’è un male della categoria che credo si possa riconoscere in maniera universale, indipendentemente dalle idee di ciascuno, è la scarsa partecipazione e lo scarso interesse alla politica di categoria.

Ho cercato di riassumere in poche frasi le questioni che mi sembrano attraversare la professione al momento attuale e rispetto alle quali nei quattro anni che ci aspettano, inevitabilmente, si dovrà assumere una posizione che influenzerà il futuro della psicologia in Italia.

Val la pena allora prendersi qualche minuto per riflettere, darsi delle risposte e poi cercare nei candidati sicuramente quelli che più conosciamo e reputiamo più affidabili, ma anche quelli che portano programmi solidi e più vicini alle nostre idee.

1) Il numero di psicologi in Italia. Ci apprestiamo a diventare 100mila; rappresentiamo, da soli, 1/3 degli psicologi dell’intera Europa. Essere così numerosi genera un problema dal punto di vista occupazionale (e bisogna quindi porre un argine) o è invece un valore culturale aggiunto per la nostra professione, il sintomo di una società “affamata” di sapere psicologico?

2) Il livello occupazionale degli psicologi e i loro guadagni. E’ tutto frutto di una crisi economica generale che sta attraversando tutte le professioni e la nazione o ci sono fattori peculiari (e forse anche conflitti di interesse) rispetto ai quali la politica professionale può intervenire più o meno direttamente (e incisivamente)?

3) Psicologi che formano counselor: che posizione prendere? Questo tipo di formazione è una buona opportunità occupazionale o si svolge in violazione dell’art.21 del nostro Codice Deontologico, in quanto si passano strumenti di intervento peculiari e riservati alla professione di psicologo?

4) Psicologi e counselor: che tipo di relazione? I counselor sono una risorsa per gli psicologi? Sono possibili invianti di pazienti e hanno necessità della nostra supervisione e quindi in questo senso rappresentano un’ulteriore opportunità di lavoro? Oppure troppo facilmente possono incorrere nell’abuso di professione di psicologo?

5) Ambiti della psicologia e formazione universitaria e post universitaria. Solo clinica? Prevalentemente clinica? C’è troppa clinica? Basta con la clinica, investiamo in altri settori di intervento? Quali? Come? Con quali competenze? Come fornirle, poi, queste competenze? Spingere per una rivisitazione dei corsi universitari? L’Ordine può fornire formazione gratuita ai propri iscritti? O così si mette in concorrenza con gli enti di formazione (e quindi con gli psicologi che di formazione vivono?) E poi: c’è un’ emergenza “scuole di psicoterapia”? Sono troppe? Troppo costose?

6) Il desideratissimo psicologo di base/psicologo del territorio/tutte le declinazioni possibili: sogno a portata di mano? Chimera? Promessa elettorale? Quali strategie affinché diventi realtà? Quali ipotesi di finanziamento per non renderlo l’ennesima prestazione svolta gratuitamente?

7) Lo psicologo all’interno della società: vale la pena spendere parte della nostra quota di iscrizione in campagne promozionali sui mass media? O lo psicologo rischia così di vedere squalificata la sua professionalità? Lo psicologo può uscire dallo studio? E fino a dove può spingersi?

Non ho considerato volutamente la domanda “anarchica” – Aboliamo l’Ordine? – perché non è questo che stiamo andando a votare e non credo che non andare a votare possa determinare cambiamenti in tal senso. Serve solo a dare una brutta immagine della categoria e a indebolirla.

Non lascio qui nemmeno le mie risposte, chi le vuole può leggere il programma che AltraPsicologia presenta in Campania e a livello nazionale. 

Concludo ricordando a tutti i colleghi che all’Ordine ci vanno psicologi e non altri e questo significa che ciascuno di noi è responsabile di ciò che avviene all’interno di un’istituzione che è nostra. Se finora non l’abbiamo sentita come tale, mi sembra l’occasione adatta per andarcela a riprendere.

Buona campagna elettorale a me

e soprattutto buon voto a te 🙂

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