6 pensieri riguardo “[Recensione]La Psicologia Italiana raccontata a mia figlia

  1. Grazie Ada!
    In effetti mentre leggevo attentamente la tua puntuale analisi su cui ci è capitato spesso di confrontarci, condividendo una maggior parte delle riflessioni, continuavo a pensare al Film – che come sai a Napoli potrò vederlo solo il 15 p.v. – non fcevo che pensare ma in effetti se fosse solo la Prima Parte di una Serie potrebbe avere comuqnue un buon impatto anche sul prubblico che vista una seconda e/o terza parte volesse approfondire…
    Ed è così che sono giunta al punto e) che un po’ mi ha tranquillizzato! … Grazie per i tuoi articoli!

  2. D’accordissimo sulla presenza minoritaria delle donne nel documentario, credo comunque rifletta la percentuale di studiose che riuscivano ad accedere al mondo della ricerca in anni in cui c’era il monopolio maschile.
    D’accordissimo sulla scarsa fruibilità del video da parte della gente. E, probabilmente, anche per “gli addetti ai lavori”… Di seguito riposto la riflessione che ho condivido sulla mia pagina FB.
    Invece che “La Psicologia raccontata a mia figlia”, sarebbe stato più opportuno chiamarlo “La preistoria della psicologia”. Uno documentario che descriva lo stato attuale della psicologia e degli psicologi in Italia non può basarsi su interviste – seppur interessantissime e, a tratti commoventi – ai “dinosauri” della psicologia (luminari ultra 70enni che hanno scritto manuali e lavorato per lo più in ambito universitario). La prossima volta che volete tastare, davvero, il polso alla psicologia dei giorni nostri, intervistate gente come NOI, trentenni disillusi che si barcamenano quotidianamente tra le resistenze culturali e il “lavoro-aggratiss”…

    1. Ora forse dirò una cosa un po’ inaspettata…dopo questa tornata elettorale che ho affrontato come candidata, penso che un’operazione di ricostruzione delle radici storiche e politiche della nostra professione per i giovani studenti e i neo-abilitati sia necessaria, per costruire senso critico e appartenenza all’interno della categoria.
      Ahimè non penso sia questo il modo…soprattutto al netto del costo dell’opera che, pare, aggirarsi intorno ai 70mila euro…e come ho già scritto nell’articolo il punto non è la cifra tot spesa in assoluto, ma il ROI, che qui davvero ho difficoltà ad immaginare…
      Quello che mi lascia più di tutto inquieta è il passaggio: il passato che racconta al futuro…con totale scotomizzazione del presente, che è fatto, come dici tu, di resistenze culturali, lavoro “aggratis”, disoccupazione e guadagno medio mensile tra i più bassi, ma anche altro…realtà che funzionano, realtà diverse dalla clinica e dalla psicoterapia, realtà libero professionali che hanno saputo coniugare amore per la professione, etica e spirito imprenditoriale…

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