Pubblicato in: Libero Professionista, Politica professionale, promozione professionale, Riflessioni esistenziali

Tutta la vita davanti – Ti conviene iscriverti a psicologia?

Una cosa che detesto è quando qualche professorone universitario o qualche dirigentone asl accoglie i neostudenti di psicologia con frasi come

Con questa professione non diventerete ricchi

oppure

Sappiate che questa professione non se la fila nessuno

e simili.

Detesto, non perché dicano falsità.

…e io resto qui…fheeeermoooo….fheeeermo come un semaforo

Mi irrito perché penso che è facile parlare così con la pancia piena, quando magari si è fatto veramente poco (o nulla) in favore e a tutela della professione.

Detesto quando magari a parlare così sono persone con cattedre universitarie, scuole di specializzazione e magari scuole di specializzazione che formano pure counselor, per dire.

Ormai l’inizio dell’anno accademico è alle porte, che abbiate già scelto di iscrivervi a psicologia o ci stiate semplicemente pensando, questo post è per voi, neouniversitari.

Sarà crudo, realistico e spero credibile, proprio perché a scriverlo non è una persona che ha la pancia piena.

Iniziamo col dire che di questi tempi già il semplice fatto di iscriversi all’università sembra un’idea perdente.

E per il futuro psicologo la situazione è addirittura peggiore: sappi, infatti, che molto probabilmente per diventare uno psicologo competente l’università non ti sarà sufficiente ( leggi qui cosa intendo ) .

A proposito, hai un’idea di cosa possa fare lo psicologo? L’Ordine Nazionale ha pubblicato delle schede descrittive dei vari ambiti di intervento (leggi qui)

In teoria dovresti laurearti dopo 5 anni con competenze sufficienti a fare diagnosi, prevenzione, sostegno, riabilitazione.

Arrivare a questo punto dopo i 5 anni non sarà affatto così scontato, molto dipenderà dai tirocini in cui ti imbatterai. Altrimenti potresti voler/dover spendere ulteriori soldi per vari corsi di formazione.

diventa psicologo
by Paola Serio

Se ti sei iscritto all’università a 19 anni, ti sarai laureato che ne avrai circa 24-25, sempre che il passaggio tra la triennale e la specialistica non ti abbia tenuto bloccato per interi semestri (e che tu sia un bravo studente! 😛 ).

A 25 anni, con una laurea in mano, scoprirai che in realtà non puoi ancora svolgere la tua professione. Hai un altro anno davanti a te.

12 mesi continuativi, mille ore di tirocinio da svolgere in due strutture diverse (che ti dovrai trovare e scegliere con attenzione, se non vuoi ritrovarti a fare fotocopie, spazzare pavimenti, portare caffè e non vedere mai un paziente). Sarà un anno decisivo, con molti doveri e pochi diritti che dovrai far rispettare con i denti. Spesso da solo e stritolato dalla burocrazia. Dovrai parallelamente trovarti un lavoro (che non avrà a che fare praticamente niente con la tua laurea) per mantenerti e dovrai trovarlo pure sufficientemente elastico per venire incontro agli orari della struttura dove farai il tirocinio.

I più gettonati? Baby-sitter, doposcuola, cameriere, call center.

Dopo aver sistemato tutte le tue carte (e aver speso almeno altri 300 euro), dovrai affrontare l’Esame di Stato, che ti porterà via almeno altri 6 mesi, tra l’effettivo svolgimento dell’esame e delibera del tuo ordine regionale che ti dà la matricola e ti nomina effettivamente psicologo (e via altri 150 euro circa di iscrizione all’ordine).

Naturalmente ammesso che tu superi le 4 prove dell’esame di stato al primo colpo. Non è una faccenda così scontata. (Leggi il mio manuale di sopravvivenza all’eds)

Quindi, dopo la laurea, passa circa un anno e mezzo prima che tu possa effettivamente definirti psicologo e possa esercitare la professione.

Come puoi vedere, questo anno e mezzo non lo trascorri grattandoti la pancia, lo trascorri facendo un lavoro (quello che riesci a trovare) per mantenerti mentre fai il tirocinio. In pratica lavori per lavorare…

A questo punto, se non ti ci sei già imbattuto durante il tirocinio, è molto probabile che tu inizi a fare familiarità con una nuova parola magica.

VOLONTARIATO.

Una parola nobile, che invece assumerà significati terribili, perché sarà spesso inserita in frasi come: 

Fai un po’ di volontariato con noi, dai che poi esce qualche progetto in cui ti inseriamo

oppure

Per ora non ci sono possibilità di inserimento, non puoi venire a fare il volontariato?

oppure (la più divertente)

Prima di assumerti dobbiamo tenerti in prova per un anno

Ora starai leggendo e magari ti schernisci pure, starai dicendo

col caz*o che io faccio il volontariato! mica sono scemo!

E invece è molto probabile che ci cascherai. Perché magari ti metteranno il tarlo nell’orecchio che con un po’ di sacrificio poi verrai assunto in quel centro di riabilitazione (tutti ridono), oppure perché lì dentro c’è qualche bravo tutor che ti fa stare insieme a lui durante le sedute con i pazienti, che ti insegna come sgrigliare un test e come fare una diagnosi, che ti fa vedere come si scrive una relazione.

A questo punto saranno passati due anni dalla tua laurea, sei abilitato alla professione. Se ti guarderai intorno molto probabilmente vedrai:

– colleghi che fanno volontariato

– colleghi che fanno la specializzazione in psicoterapia

– colleghi che diventano ex, che ci rinunciano e fanno tutt’altro

– colleghi che fanno sportelli d’ascolto gratuiti nelle scuole per decenni

– colleghi che lavorano nelle cooperative, dove molto probabilmente verrai assunto con il famoso contratto a promessa…ossia con la promessa che non verrai pagato prima di sei mesi. Ma intanto tu lavori e vivi. Vivi di aria probabilmente.

– colleghi che si trasferiscono e di cui probabilmente perderai le tracce

– colleghi (ovviamente la minoranza) che trovano un lavoro desiderabile (un comune? una clinica?) e verso il quale tu diventerai estremamente sospettoso

– colleghi che aprono lo studio e intanto fanno tremila altre cose e rispetto ai quali ti chiederai se hanno il tempo di avere una vita privata.

E considera pure tutte queste opzioni in tutte le permutazioni possibili.

La più gettonata sarà

Collega che fa la specializzazione + collega che lavora in cooperativa (più spesso come educatore che come psicologo) + collega che fa tremila altre cose (libera professione in tutte le declinazioni possibili).

Sentirai dire che quelli che fanno psicologia del lavoro hanno più opportunità. Quindi potresti scegliere di fare un master in selezione e gestione del personale (che quanto ti costerà? Duemila euro? Tremila euro?) durante il quale potresti fare uno stage di 6 mesi in qualche azienda. Uno su mille ce la fa, ad essere assunto nell’azienda dove ha fatto lo stage…sorvoliamo sul tipo di contratto che gli viene offerto.

Se ti piace la clinica, l’attrazione che eserciterà su di te la scuola di specializzazione sarà pressoché irresistibile. Sono altri 4 anni di studio e altri 4 anni di tirocinio NON RETRIBUITO e nemmeno un rimborsino spese. Sono soprattutto 4 anni costosissimi. Le specializzazioni più economiche si attestano su un costo complessivo di circa 13mila euro. Ma la media si attesta tranquillamente sui 18-20mila.

Arriverai a 30 anni per specializzarti (ammesso che tu non ti sia fermato mai) e come puoi notare a ogni step ti viene richiesto di lavorare gratis per qualcuno (molto spesso è lo Stato. Quello stesso Stato che non fa i concorsi, perché sotto sotto gli ospedali e le asl vanno avanti benissimo proprio con i tirocinanti e i volontari).

Sappi anche che attualmente molti pochi lavori per psicologi prevedono un pagamento immediato.

Lavori per un progetto per un qualsiasi ente dello Stato (comune, provincia, regione)? Il tempo di attesa è di almeno 12 mesi.

Lavori per una cooperativa? Nei casi più fortunati il primo stipendio ti arriva dopo 3 mesi. Ma leggende narrano di colleghi che hanno atteso stoicamente pure per 2 anni. La media è di almeno 6 mesi prima di vedere il primo stipendio…ah, e in genere non accade nessuna magia che fa diventare i pagamenti regolari dopo questo tempo di attesa. (Nb: in questo caso sto facendo riferimento alla situazione in Campania. Non so come vanno le cose nelle altre regioni d’Italia).

Io ho quasi 31 anni e spesso tra amici e colleghi ci si mormora la fatidica domanda

faresti la stessa scelta?

Io sì, ma le mie ragioni sono molto personali, e riguardano anche delle scelte di vita che mi consentono di pensarla così e di rischiare, forse più di altri, nella libera professione.

Ma alcuni rispondono no, di un no più o meno convinto. Perché sentono il desiderio di una famiglia, magari di avere un figlio…e a 31 anni è dura.

Ma si può. Ho colleghi che si sposano, che fanno figli, che si sono specializzati e che hanno stretto la cinghia e fatto mille lavori per tenersi stretti i propri sogni.

Colleghi che hanno l’illuminazione, mollano i volontariati decennali e si associano, si mettono insieme, iniziano a rifiutare di lavorare gratis.

Nella mia mente questo post grondava disfattismo, ma alla fine non me la sento di concludere dicendoti di non iscriverti a psicologia, che non ce la puoi fare.

Io credo ancora che questo è il lavoro più bello del mondo e ho ancora la testardaggine di pensare che è questo che voglio continuare a fare nella vita. Ho rinunciato da subito all’idea di trovare un posto fisso e mi impegno a creare il lavoro giorno dopo giorno. Ho scelto la strada della libera professione. Forse fra 10 anni anche io risponderò il mio no. Ma non è questo il giorno! (chi indovina la citazione? 😛 ).

Caro futuro studente di psicologia, non ho scritto per toglierti le speranze. Ho scritto per raccontarti una realtà che forse in pochi ti hanno raccontato. Ho scritto per prepararti.

E sappi che ho fatto anche io i miei anni di volontariato, ho frequentato anche io i miei inutili corsi/seminari di formazione (ne ho un paio in testa che sono stati veramente osceni), ho fatto anche io le mie notti in comunità per 3 euro l’ora e ho fatto anche io i miei lavori per lavorare.

Comunque, se questa conclusione ti pare troppo smielata, clikka qui, il Disordine degli Psicologi ti racconta gli ultimi dati di AlmaLaurea sull’occupazione e i redditi degli psicologi.

In quest’altro articolo, il VicePresidente dell’Enpap e Presidente di AltraPsicologia, Federico Zanon, illustra “i 12 tipi psicologici” tipici dei professionisti italiani.

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47 pensieri riguardo “Tutta la vita davanti – Ti conviene iscriverti a psicologia?

  1. Ciao Ada, sono Marica, ci conosciamo indirettamente, sono tirocinante presso lo studio di Giuseppe Latte e gestisco il suo Blog. Non posso che confermare tutto quello che dici.
    Io ho 27 anni, mi sono laureata a febbraio scorso, iniziato il tirocinio (dove onestamente mi sono trovata notevolmente bene) e mi accingo alla preparazione per l’EdS.. in più sto facendo colloqui per un eventuale scuola di specializzazione il cui costo mi scoraggia parecchio.. ho la fortuna di essere ballerina e nella vita insegno danza per vivere e credo che lo farò a lungo.
    Cerco di fare qualunque cosa mi possa formare, cercando corsi a basso costo.. e si, qualche volta è davvero scoraggiante.. però vado avanti, sinceramente se penso a qualcos’altro che voglio nella vita, non riesco a trovarlo quindi vado avanti e basta sperando che un giorno riuscirò a realizzare il mio sogno.. nonostante tutto, nonostante le difficoltà..

    Ciao Ada, complimenti per il Blog 🙂

  2. ok… sarò stupida ma non ho ancora capito una cosa… tu parlavi della specialistica in ps. clinica ma poi… la specializzazione in psicoterapeuta (che a qnt ho compreso dura 4 anni in istituti privati) è obbligatoria per esercitare come psicologo? o lo psicoterapeuta è una fig a parte ? e di conseguenza si può sostituire questa specializzazione con qualche master?

    1. Provo a riassumere gli step:
      1) Iscrizione all’università (3+2)
      2) Laurea, che è necessaria ma NON sufficiente per svolgere la professione di psicologo
      3) Tirocinio annuale necessario per avere la possibilità di svolgere l’esame di abilitazione alla professione
      4) Superato l’esame di stato ed iscritti a un Ordine Regionale ci si può definire psicologi e quindi ESERCITARE la professione di PSICOLOGO secondo quelli che sono gli atti tipici dello psicologo così come definiti dalla legge (all’interno dell’articolo c’è un link che li spiega abbastanza bene)

      A questo punto è assolutamente possibile fermarsi e lavorare.

      La specializzazione in PSICOTERAPIA non è obbligatoria, è una specializzazione ulteriore e assolutamente facoltativa, che però non può essere “sostituita” con un master, nel senso che per diventare psicoterapeuta (ed esercitare come tale) o frequenti una scuola privata o provi ad accedere a una delle specializzazioni pubbliche.
      I master o i corsi di formazione post laurea servono ad approfondire eventuali altri aspetti della professione.

      Spero di essere stata chiara 🙂

      1. Bella domanda! Sicuramente è cambiato il concetto di università e di laurea, nel senso che essendoci l’accesso libero a tutti non è più segno di buona famiglia o di chissà quale privilegio, e di conseguenza anche il laureato ha perso valore intrinseco.
        E’ anche vero che adesso la cultura è più accessibile e disponibile: l’informazione costa poco.

  3. Complimenti per l’intero post. Io sto facendo la specialistica in psicologia clinica e sinceramente spesso penso che avrei dovuto fare il medico 🙂 Troppo difficile riuscire a lavorare BENE nel nostro settore, sia per motivi “tecnici” esterni alla professione (come bene hai riassunto Tu) sia per motivi “tecnici” intrinsechi all’ambito: è davvero difficile essere BRAVI psicologi! Non basta la buona volontà, l’empatia, la preparazione/formazione, ma devi sostenere un carico gravoso, devi sempre essere a contatto con emozioni molto intense e taaanta sofferenza…..e se non sei in grado, anche solo temporaneamente, rischi di danneggiare i pazienti……
    é un lavoro infinito su se stessi, e come ben sappiamo, stare con se stessi è la cosa più difficile che esista! Quanti dubbi che ho !!!! E il fattore economico è altrettanto degno d’attenzione. Vivo da poverello da una vita e anzichè aiutare la famiglia (o costruirmene una mia) devo ancora fare mille anni di tirocini, corsi, master e bla bla bla ? !

    Spero di arrivare a quasi 31 anni col tuo ottimismo per la professione senza pentirmi della carriera (che bella parola, carriera 😀 )

    1. Io so che in parte questo ottimismo è dovuto al fatto che non ho in progetto una famiglia…è amaro da dire…ma penso che se ce l’avessi, sarei molto meno ottimista…
      Ma d’altra parte nella condizione attuale, penso che davvero la frase chiave del post non sia tutto il discorso sulla psicologia, ma: “di questi tempi già il semplice fatto di iscriversi all’università sembra un’idea perdente.”

      Il punto vero forse sta qui…ma 20 anni fa era davvero possibile immaginare una situazione così profondamente malata? Leggevo dei dati ieri che mi hanno fatto scattare un attimo la nervatura…La generazione di psicologi poco prima di me ha un tasso di occupazione dell’80% e per di più nei posti pubblici -.-‘

  4. Non avevo letto questo post finora. E non avevo avuto modo di ringraziarti, quindi, per la citazione della quale sono molto fiero, trattandosi di te 🙂

    PS. Ada, ti prego, almeno tu, mettici l’h su Christian!

    1. PS. Riguardo al sito al quale rimandi per spiegare “cosa fa lo psicologo” va detto che è piuttosto fuorviante e che spaccia per dato condiviso delle opinioni fortemente soggettive. Se pubblicheranno il commento che gli ho inviato potrete leggere direttamente sotto l’articolo i passaggi che trovo opachi.

  5. Per tutte le cose che hai detto 8 mesi fa sono partita senza nemmeno abilitarmi dopo un tirocinio che mi aveva dato molte competenze pratiche.
    Da tre mesi lavoro in un ospedale psichiatrico (l’inglese lo sto imparando in itinere..) e sono rimasta sconvolta quando ho scoperto che qui per guadagnare sui 20 mila all’anno (pound) basta avere una triennale. Lavori come assistente, ma in pratica fai lo psicologo con un supervisore. Perché noi dobbiamo a tutti i costi fare le cose complicate?!

    1. Innanzitutto in bocca al lupo per la tua avventura 🙂
      Le risposte possono essere tante: è incredibile come in “solo” 20 anni di professione tutto si sia ingarbugliato così pesantemente.
      Innanzitutto c’è un’attitudine peculiare, tutta italiana, che complica qualsiasi cosa e che soprattutto si muove al di là del “principio di efficacia”. Continuiamo a cambiare i corsi di laurea, continuiamo a fare la conta dei cfu, ma i contenuti e l’efficacia degli apprendimenti quando li valutiamo? Basterebbe poco per scoprire scenari parecchio sconfortanti…
      Non credo di essere l’Adam Kadmon della situazione se immagino che, alla fine, questo terreno sia diventato fertile per alcuni che continuano a vendere formazione su formazione, che alimentano illusioni su illusioni e che in appena due decenni hanno contratto talmente l’orizzonte della nostra professione in italia da metterla seriamente in pericolo.
      Basta pensare che abbiamo lo stesso numero di psicologi che ci sono negli USA…

  6. Ciao Ada, sono una collega e concordo nella sostanza sullo scenario che hai tratteggiato, sull’ipocrisia con cui viene strumentalizzato da molti per scoraggiare chi vuole intraprendere il corso di sutdi per fare questa professione, sul fatto che, come molti altri professionisti, non devono essere le tinte fosche del mercato odierno a farci rinunciare in ciò che crediamo essere la nostra strada. Mi permetto di aggiungere, ad integrazione di quanto scrivi, alcune considerazioni che mi sono venute in mente leggendo. Fare lo psicologo non è una professione facile, fare lo psicologo è difficile e diffidate di tutti coloro che vi liquidano semplicisticamente dicendo che in fondo “siamo tutti un po’ psicologi”: manifestano solo il loro disagio e il loro disorientamento verso un mondo, quello della psicologia, che non conoscono. Abituatevi: da quando sarete studenti a quando diventerete professionisti amici, conoscenti, parenti e poco più che estranei si sentiranno tutti in diritto di guardarvi con sospetto pensando più o meno apertamente che gli state leggendo nel pensiero o che possano sbrodolarvi qualunque loro problema e li ascolterete (gratis…appunto!). Beh non prendetevela a male: fa parte del gioco, imparate a sorridere, a scoraggiare con garbo tali allusioni e a rivendicare il diritto di godere dei vostri spazi privati quando siete in rapporto informali e non di lavoro! Ci farete l’abitudine.
    E’ vero c’è un anno di tirocinio dopo la laurea e altri di specializzazione per chi la fa: non è tempo sprecato, mai. E’ ingiusto che non sia retribuito, non aiuta alla costruzione di una solida identità professionale, in questo, cari studenti del futuro, farete più fatica…può darsi, in questo verrete un po’ sfruttati…assolutamente verissimo! Ma, accanto a questo, che condivido con Ada, c’è dell’altro: lo psicologo non si “fa”, si “è” perchè questa è una professione dove le competenze tecniche valgono qualcosa solo se si è in grado di utliizzarle e lo stumento principale del nostro lavoro è sempre la nostra personalità. Non aspettatevi di fare questo lavoro senza dovervi mettere in gioco: sarete sempre chiamati a farlo, sempre sollecitati a mettervi in discussione, a porvi domande dalle risposte mai scontate…sarete sempre chiamati a cambiare e gli anni che allungheranno la vostra formazione di esperienze (non retribuite purtroppo ma pur sempre esperienze) usateli per continuare a crescere…come persone e di conseguenza come professionisti: a rifiutare le offerte di volontariato il passo sarà più breve di quanto credete.

  7. Sto per iscrivermi a Psicologia, da lavoratore, a 30 anni passati.

    Chiaramente leggendo un articolo come questo c’è abbastanza scoramento.
    Ma come dire: “io non sono la media”.
    Optimism bias?

  8. io ho una domanda a cui ancora non ho una riposta precisa: se non dovessi scrivermi ad una scuola di specializzazione, significherebbe limitare la mia professione?cosa può fare un semplice psicologo?come potrei lavorare con i bambini senza poterli seguire in terapia??

    1. Ciao Sara,
      decidere di non specializzarsi non è un limite. La professione di psicologo permette comunque di svolgere molte attività.
      Il tuo commento mi dà modo di notare che dal sito dell’Ordine Nazionale sono sparite le schede sugli ambiti di intervento -.-
      Sono riuscita a recuperare quella dello psicologo clinico (la trovi qui http://www.psy.it/lo_psicologo/aree_pratica/psicologo_clinico.pdf)
      Io provo a farti qualche esempio pratico, visto che mi dici che i interesserebbe lavorare con i bambini: un ambito che si sta molto sviluppando in proposito e che non richiede la specializzazione è tutto ciò che attiene ai DSA.

  9. Una domanda sorge spontanea… è cambiato qualcosa dal 2013?? anno in cui hai scritto l’articolo? Io sono una studentessa ormai laureanda ho iniziato l’ultimo hanno della specialistica quindi diciamo che la parte dell’università l’ho praticamente finita e sono molto negativa rispetto al dopo… sinceramente mi sono quasi arresa all’idea che la psicologa la farò solo come “hobby” appunto come volontariato e già sto pensando ad un altra laurea dopo l’abilitazione che mi può portare qualche opportunità in più…. comunque appena finito di leggere mi sono subito chiesta chissà se ancora non ti sei pentita è cambiato qualcosa??

    1. Domanda che arriva in un momento davvero particolare della mia vita: ho deciso di cambiare città, regione e ripartire da zero.
      Non per pentimento, ma per necessità di rinnovare degli stimoli, lavorativi e anche personali: la Campania sa essere, ahimè, estremamente intossicante.
      Il pentimento è infine giunto, alle soglie del 2016? La risposta è no, non è giunto.
      In questi due anni, anche in un contesto come Caserta, dove per ragioni familiari dovevo restare senza alternative, sono comunque riuscita ad avviare un’attività che soprattutto nell’ultimo anno mi ha permesso di poter avere una discreta autonomia, che sarebbe stata più che discreta se non avessi dei pagamenti in arretrato dai soliti noti (cooperativa -.- ).
      Certo, siamo sempre io e la mia partita iva, siamo sempre io e almeno 3 attività diverse messe in piedi, più tutto un impegnativo investimento in promozione, ma i frutti poi tornano. Anche in un territorio come Caserta assolutamente chiuso e clientelare.
      E’ questa convinzione che mi dà una certa fiducia nel futuro, anche nell’idea di ripartire da zero altrove.
      Ne approfitto: se non lo conosci, ti consiglio cmq ti iscriverti al gruppo che abbiamo fondato su FB io e un collega, rivolto proprio a chi come te è nella complicata fase di passaggio tra università e mondo del lavoro
      https://www.facebook.com/groups/854281581289546/

  10. Se non dovessi scrivermi ad una scuola di specializzazione, significherebbe limitare la mia professione?cosa può fare un semplice psicologo?come potrei lavorare con i bambini senza poterli seguire in terapia??

    Sara ha posto questa domanda che anch’io ogni giorno mi pongo. Come potrei lavorare con i miei bambini senza avere una specializzazione in psicoterapia ??

    1. Qualche idea:
      a) DSA e BES, diagnosi e trattamento
      b) Strategie per lo sviluppo cognitivo in bambini piccoli
      c) Approfondimento di aspetti transculturali (ad esempio per i DSA nei bambini che non sono italiani)

      tutte aree di intervento (l’ultima soprattutto) ancora non sature e che non necessitano assolutamente di una specializzazione in psicoterapia

      1. Grazie mille per le indicazioni.
        Non potró quindi seguire i bambini a lungo termine In quanto questo è previsto solo da una psicoterapia ?
        Inoltre è necessario un master mirato per poi poter rilasciare adeguate certificazioni?
        Scusi gli infiniti dubbi ma sono ancora all’ inizio del mio tirocinio post lauream e le idee sono tanto confuse.

      2. La risposta è no se intendi la necessità come assoluta, nel senso che una volta abilitata e iscritta all’albo, come da legge istitutiva della professione tu sei abilitata a fare diagnosi, prevenzione, counseling, abilitazione/riabilitazione.
        queste 4 cose ricadono tranquillamente nei suggerimenti che ti ho dato sopra.
        Però, e c’è un però.
        Innanzitutto il codice deontologico degli psicologi dice che lo psicologo non fa cose per cui non è adeguatamente preparato: potresti imparare a occuparti di bambini stranieri al tirocinio. Se lo sai fare, non hai bisogno di fare un master perché “ti serve il pezzo di carta che ti abilita”.
        Una volta che sei iscritta all’albo, fai la psicologa, punto.
        Una specificazione sui DSA e i BES: su questo la situazione è più intricata, perché la legge si intreccia con una serie di normative, diverse da regione a regione, per cui sono richieste delle specifiche esperienze e percorsi formativi.
        Attenzione a questa storia delle certificazioni e dei master: gli unici master RICONOSCIUTI sono quelli pubblici. I corsi privati, anche i più validi, professionalizzanti e utili del mondo, NON abilitano a nulla di diverso di quanto non faccia già la tua iscrizione all’albo. Sono percorsi formativi e basta, che si chiamino master, corsi, ecc. E restano privati.
        Riguardo al tempo per cui si segue un paziente: NON esiste alcun limite di tempo secondo cui se vedi un paziente per 10 sedute “allora è psicoterapia”.
        Potresti dover lavorare sulle competenze relazionali di un bambino con BES e lavorarci per un anno e questo non avrebbe niente a che fare con la psicoterapia.
        Per tutto il resto:
        http://www.diventarepsicologo.com/
        E l’iscrizione al gruppo FB di Diventare Psicologo
        https://www.facebook.com/groups/854281581289546/

  11. La ringrazio dottoressa, lei mi è stata molto d’aiuto. Sono a conoscenza degli enormi sacrifici che questa scelta mi comporterà , tuttavia sono ancora più convinta che questa sarà la scelta che farò. La psicologia è entrata nella mia vita in modo violento,tempestoso e ha acceso in me una forte passione. So che non sarà facile, so che ci saranno momenti in cui desidereró mollare tutto, ma ci sarà sempre qualcosa che mi spingerà ad andare avanti. Spero con tutto il cuore di raggiungere i miei obbiettivi.

  12. 25 Settembre 2016, l’articolo che ho appena letto è stato pubblicato il 2 Settembre 2013. Anni non troppo lontani, anni che secondo me non hanno ancora curato il problema di cui Lei parla. O forse si?
    Mi chiamo Francesca e sono una ragazza di 22, pronta finalmente ad intraprendere una carriera Universitaria. Dopo alcuni anni di sacrifici e precarietà, perplessità e indugi sono giunta ad una quasi scelta, anche perchè alla fine, nella vita tutto è mutabile.
    Uno dei miei progetti mi vede in un futuro, neuropsicologa… Ma sorge in me una domanda, la situazione è ancora così catastrofica? Per diventare neuropsicologo la strada è altrettanto lunga? Bisogna prendere poi una specializzazione?
    La ringrazio tantissimo per il suo articolo!!

    1. Buonasera Francesca,
      la situazione dal punto di vista occupazionale è liquida più o meno come l’ho descritta tre anni fa.
      Una liquidità che colpisce tutti i percorsi professionali: non è più pensabile, come una volta, che una laurea in medicina presupponesse fa il medico o una laurea in giurisprudenza l’avvocato, ecc ecc.
      Le professioni si costruiscono attraverso percorsi di apprendimento vari, anche extrauniversitari, che ci mettano in contatto il prima possibile con il mondo del lavoro.
      La neuropsicologia non presuppone la necessità di fare una scuola di psicoterapia (anche se in Veneto stanno pasticciando su questo, ma per ora è una faccenda circoscritta alla regione), ma se intende investire in questo ambito scelga bene i suoi tirocini: delle buone esperienze pre e post laurea possono risparmiarle la necessità di un master successivo.
      Nel caso, in genere ci sono buoni corsi di neuropsicologia che non durano più di due anni. Sono per lo più privati e possono costare, ma in alcune regioni esistono fondi per questo tipo di formazione.

      1. La ringrazio per la risposta !!!! Mi permetto di farle un’altra domanda … Lo studio della neuropsicologia (quindi neuroscienze) mi permette di entrare nella ricerca? So che anche da questo punto di vista ci sono parecchie difficoltà. Cerco di spiegarmi un pochino meglio, sarebbe veramente bello poter entrare nel campo della ricerca per aver modo di studiare il cervello umano, trovare cure e quant’altro (utopico lo so, ma si pensa in grande soprattutto all’inizio). Prendendo una Laurea in scienze e tecniche psicologiche il passo successivo sarebbe prendere una magistrale In neuropsicologia giusto? Oppure c’é bisogno di una magistrale in psicologia per poi affrontare il discorso delle neuroscienze nel post laurea magistrale? Per la neurobiologia il discorso é uguale? Andrebbe bene cominciare con una laurea in scienze e tecniche psicologiche? Le dico grazie già da adesso per la sua disponibilità … Avere qualcuno che risponda a delle domande in maniera del tutto sincera e aperta mi fa sentire più ‘sicura’ .

      2. E’ una strada che puoi percorrere in questo modo.
        Se proprio devo poi darti un suggerimento, se il tuo obiettivo è la ricerca, quasi da subito cerca di dare al tuo percorso di studio un profilo “internazionale” (impara bene l’inglese e magari vedi di fare qualche pezzo di tesi all’estero).

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