12 pensieri riguardo “Cosa fa lo psicologo? Gli atti tipici della mia professione

  1. fiera di essere in quel 25% :-)………………
    ti scrivo la mia esperienza.
    Al vecchio ordinamento non ho mai studiato progettazione, nè all’esame di stato ho fatto una prova specifica, nonostante ciò mi diletto a scrivere progetti, e tra le mie attività diversificate, faccio 150.000 cose che non avrei potuto fare con quello che ho imparato durante il percorso universitario. La mia fortuna è stata di incontrare persone(non tanti psicologi, a dire la verità) che mi insegnassero(probabilmente anche loro senza esserne consapevoli) miriadi di cose. Ai tempi dell’università una prof ad uno degli ultimi esami ci disse “Dopo l’Università Andate e rubate!”. Mi fu chiaro che non era un invito alla delinquenza, ma non trovavo il senso di quell’imperativo. Successivamente ho pensato che forse la prof., consapevole che all’uni ci avevano dato poco o niente, ci avvertiva di sforzarci ad imparare dagli altri se avremmo voluto lavorare………oggi invece ho trovato un nuovo senso “le relazioni sono la chiave di tutto”: le relazioni con gli altri sono la vita e danno vita anche alle nostre nuove conoscenze. ❤

  2. Sicuramente brava, ma chi ti dava i soldini per pagarti tutto e per mangiare in questi anni.
    Percorso mio:
    Mi sono iscritta nel 1995 a Psicologia mi sono laureata nel 2002, con conseguente tirocinio annuale che svolgevo al pomeriggio dopo aver lavorato nella fabbrica, per un totale di 10 ore al giorno..e non era un tirocinio significativo ma il primo che avevo trovato disponibile.. dato i miei numerosi impegni per vivere, nel frattempo vivevo da sola, per mantenermi ho fatto l’operaia per 24 anni in un ambiente degradato e povero di stimoli, a part time per poter studiare e con due paia di pantaloni o tre, presi da bernardi, perché non avevo tanti soldini.. Dimenticavo, nel frattempo avevo avuto un brutto incidente andando al lavoro, ovvio :-), due anni di cure, andavo a lavorare con la stampella per non perdere quel misero lavoro e con dolori, dopo due anni ho avuto un collasso nervoso e si sono manifestati i primi sintomi di un disturbo post traumatico da stess che ho curato per sei anni circa, nel frattempo lavoravo, studiavo con fatica, per fare un esame ci impiegavo tre mesi per le difficoltà di concentrazione, non ho dormito per anni, se non con l’uso di sostanza, incubi, sudorazioni notturne ecc ecc
    Finalmente dopo un’ infinita fatica, continuando a lavorare mi sono laureata con un punteggio sopra i 100. Per il tirocinio mi sono dovuta adattare, esame di stato e poi ho lavorato per un anno circa 50 ore a settimana sette su sette per pagarmi l’analisi personale che dovevo concludere (5 anni), facevo la cameriera sguattera di sera e notte dal venerdi alla domenica sera in un locale e facevo l’operaia di giorno durante la settimana, con la mia laurea in tasca.
    Nel 2006 faccio un corso di specializzazione a Milano e da questo inizio a fare formazione, integrando i soldi della fabbrica con quelli di operaia, smettendo finalmente di fare la sguattera cameriera tutto fare, questo sin al 2009. Nel 2009 inizia la crisi, l’azienda mi elimina, e con il 2010 devo bloccare tutte le attività extra di psicologa, perchè non posso cumulare reddito e devo sopravvivere con i 600 euro dello stato. Devo chiudere la partita iva appena aperta, mettermi i miei sogni in tasca e iniziare a fare lavori socialmente utili per integrare le entrare. Nel frattempo, nel 2010 mi iscrivo alla scuola di specializzazione ad indirizzo sistemico ed inizio a fare anche il tirocinio con fatica, ovvio, perché con i LSU non hai diritto allo studio, quindi di fatto tra tirocinio e scuola e LSU a 36 ore al giorno lavoravo ogni settimana sulle 50 ore di lavoro se non più..
    I tirocini che ho potuto svolgere non sono così interessanti come i tuoi, perché non potendo dare continuità i tutor non mi insegnavano quasi nulla.. Nel frattempo ho fatto un concorso per un tempo determinato in ambito educativo e l’ho vinto, ho lavorato per circa un anno , una boccata di ossigeno per le mie finanze, ora sono senza lavoro di nuovo e sto studiando per un nuovo bando, ma nel frattempo finalmente pure io sto facendo un tirocinio interessante e con continuità in un ente, e sto imparando a usare strumenti ecc.. Le mie conclusione per il mio percorso di vita sono queste: per riuscire a fare lo psicologo come si deve è neccessario avere un buon budget iniziale in tasca, che ti copra il volontariato non pagato che ti devi fare e gli anni di precariato, oltre ad avere una famiglia che ti sostenga emotivamente per tutte le difficoltà che dovrai sostenere. Da questo fai le tue opportune considerazioni. Il mio parere e che tu sia tanto fortunata e non te ne rendi conto.Per quanto mi riguarda mi considero una psicologa molto formata, in grado di sostenere gli altri in tutte le difficoltà che incontrano, la durezza della mia vita è stata il mio tirocinio; ho sviluppato delle buone spalle e sensibilità, dall’altra mi ha reso dura con chi sfrutta i deboli per fare carriera, e parlo anche dei cari tutor o dei colleghi psicologi che se possono ti affossano per avere spazi in più. Bene, dopo questo coming out, che spero leggiate con interesse e vi faccia riflettere, buona giornata.

    1. Non sono sicura di capire bene il tono del tuo messaggio.
      Perché il mio post non è un vanto del mio percorso di studi, ma una critica al sistema universitario che in pratica obbliga, neppure tanto implicitamente, chi vuole fare questa professione a una formazione post universitaria eterna (e costosa). E l’ho fatto partendo da un’esperienza personale…d’altra parte questo è un blog…

      Poi giuro che tutto quello che ho fatto e faccio posso giustificarlo economicamente, ma che dobbiamo fa’ la gara a chi è più bravo?

      1. Mi sembra di leggere un pò di invidia nel suo commento, Olivia. Nessuno ha colpa per quel che le è capitato e le varie difficoltà e non c’è niente di cui dover penalizzare la dottoressa di cui sopra. Bisognerebbe essere felici delle fortune altrui, senza sentirsi sempre in dovere di rimarcare quanto infelici si è stati. Lei dice di essere una persona capace di sostenere gli altri, però non mi sembra proprio un intervento da persona sensibile essere empatica il suo. Forse, innanzitutto, oltre a pensare alla formazione noi futuri psicologi dovremo pensare a risolvere i nostri “conflitti”. In bocca al lupo a tutti

  3. Cara Ada, concordo al 100% con te sul discorso della formazione post-laurea infinita. Se hai voglia di leggerlo, ti lascio il link agli atti di un convegno del 2009 ( ma avevo cominciato a dire le tue stesse cose anni addietro ……)
    http://www.psicologia.toscana.it/fileadmin/user_upload/Rivista/OPUSCOLO_unificato.pdf

    Per quanto riguarda il “segretissimo” documento , è tale solo per l’esterno non per i colleghi. E fra pochi giorni (spero!) verrà liberato anche all’esterno……
    Per il refuso ….. l’abbiamo riletto almeno 95 volte ( e non è un numero a caso, alla fine lo potevamo recitare a memoria ! ) in 4 persone e nonostante ciò ci è scappato qualcosa ….. siamo umani, chiedo venia ! Un saluto

    1. Appena l’ho trovato, ho mandato una foto col refuso a Luca Pezzullo, che credo abbia teneramente sorriso della mia ossessività 😀

      Per quanto riguarda la segretezza, era più una battuta che altro, alla fine non penso di avere la competenza per comprendere certi meccanismi…Non vedo l’ora però che questo vincolo venga tolto per vedere le reazioni di tutti (colleghi e non!)

    2. Ps: ho scaricato l’opuscolo, lo leggo con calma in questi giorni…forse mi torna utile per un articolo che ho appena finito di scrivere rivolto ai futuri studenti di psicologia…(gli converrà?)

  4. Gentile Ada, ti seguo ormai da tempo e devo dire che i tuoi post sono sempre molto interessanti, con quel tocco di ironia che fa riflettere senza scadere nella banalità, ma neanche nella depressione di una professione che ormai, anche secondo le considerazioni dell’APA, di qualche settimana fa, è giunta al capolinea.
    Ritengo che nella professione di Psicologo, oggi, come in tante altre professioni ci si debba tenere sempre aggiornati e non pensare mai di aver concluso il proprio percorso, reinventarsi continuamente. Parafrasando una persona che ormai non c’è più credo sia importante: “STAY HUNGRY, STAY FOOLISH”, considerando noi, giovani Psicologi (con la “P” maiuscola) il motore di una disciplina, di una scienza, di una professione che per troppi anni ha fatto parte di una nicchia. Una professione che oggi stenta a mantenere una posizione di èlite così come dovrebbe essere visto che dovrebbe favorire il benessere dell’individuo…
    La continua formazione da parte dello psicologo (e non solo attraverso corsi, ma anche con l’apertura mentale verso una società che cambia a ritmi repentini) o se vogliamo il suo continuo mettersi in gioco in campi sempre nuovi rappresenta la tendenza ad essere “affamati”, di relazioni, di conoscenze, ad essere “folli” nel cimentarsi sempre in situazioni nuove, in situazioni ove vieni considerato sempre uno pseudoprofessionista (“Perché? Cosa fa lo Psicologo”), da sottopagare, da sfruttare.
    Non è solo un fattore economico che deve spingere o meno alla formazione (ho i soldi: mi formo; non ho i soldi: non mi formo), dovrebbe essere l’amore (permettimi di essere poetico!) verso una professione (la propria), un progetto, che si è scelto e si tenta di portare avanti al fine di dimostrare a se stessi ed anche alla società (soprattutto quella italiana) che un giovane Psicologo è capace di interfacciarsi e cimentarsi in varie realtà e può riuscire, grazie alle proprie doti professionali, di “dare qualcosa” a tutti i membri del gruppo.
    Ti saluto
    Pasquale Saviano

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