5 pensieri riguardo “Una scoperta sconcertate: sono una counselor!

  1. Forse la crisi dovrebbe venire a chi ti ha detto una simile sciocchezza. E forse sarebbe anche ora di smetterla di pensare che la psicoterapia debba per forza andare a scomodare quella oscura entità chiamata inconscio. Mamma mia, counselor..si salvi chi può!

  2. In verità, la crisi vera dovrebbe venire a chi ha messo in testa a questa persona queste informazioni ridicole, che possono essere accettate come reali solo da una persona che, in totale buona fede, si affida a qualcuno che le sta insegnando un mestiere. Io mi incaz*o di più con i suoi insegnanti, perché sono pronta a scommetterci le mie vacanze, saranno all’80% se non di più, psicologi e psicoterapeuti

  3. Intanto, se tu guardi il tariffario dell’Ordine scopri che esiste una cosa che si chiama “consulenza psicologica” che sempre consulenza è, ma è diversa da quella, che so, giuridica o quella psicoterapica, o dai consulenti aziendali di qualsiasi genere che pure sempre consulenti possono essere. In azienda, ad esempio, un geometra può parlare di economia e uno psicologo di ingegneria senza che nessuno si scandalizzi. Quello che fa la differenza è l’autorevolezza o la notorietà del consulente. Poi la “terapia” la possono fare solo i “terapisti”: ma è qualcosa di specifico che si rapporta con le patologie. Non credo che uno possa fare una cosa solo in ragione di un titolo, ma se uno vale e frequenta con profitto un buon percorso di studi con delle esperienze importanti maturate bene dovrebbe essere conosciuto con vantaggio dai suoi clienti. Smettiamola con la difesa di categorie del tipo: “lei non sa chi sono io”. Purtroppo conosco non solo pessimi counselor – che così diffusi non mi risultano essere: sono caso mai gli psicologi che stanno facendo loro tanta pubblicità – ma anche pericolosi psichiatri, medici, psicoterapeuti e psicologi; come pure avvocati, architetti, panettieri… Il cliente è sempre e comunque a rischio. L’inconscio non c’entra ma i bravi insegnanti – e gli allievi profittevoli – sì.

    1. Ll’articolo (che poi non è un’articolo, è più una specie di “freddura”) nasce da una discussione su un gruppo facebook rivolto a psicologi dove si stava pubblicizzando una giornata seminariale che doveva spiegare la professione del counselor.
      Al che quando ci hanno spiegato la differenza in questo modo è stato un poco imbarazzante… ma credo sia imbarazzante soprattutto per i counselor, che dovrebbero essere i primi a ribellarsi di queste visioni “semplicistiche”.

      Cosa penso dei counselor l’ho scritto qui https://senzacamice.wordpress.com/2013/04/24/un-discorso-ateo-e-materialista/ ed è più o meno in linea con quando dici “il cliente è sempre e comunque a rischio. l’inconscio non c’entra, ma i bravi insegnanti e gli allievi profittevoli sì.

      Di quanto riportato nell’articolo penso dovrebbero indignarsi per primi i counselor (e spero lo facciano per davvero, non sono né ironica né saccente né acida). Dovrebbero essere loro per primi a intervenire e dire – questa è una sciocchezza – !

      Io poi mi pongo un’altra serie di problemi, per quanto riguarda la mia professione.
      Il principale è: è molto probabile che tra le persone che hanno insegnato questa definizione, almeno 2/3 fossero psicologi e/o psicoterapeuti. Tristezza a palate.

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