Pubblicato in: Convegno Sippr 2013 - Prato

Prato – Appunti di viaggio G. #3 Post II

Un’attitudine e poi una capacità affinata che credo debba avere il bravo psicoterapeuta è quello di essere interrogativi, dubbiosi, critici, autocritici, creativi, tanto da tirar fuori anche dalla peggiore delle situazioni qualcosa per sé.

Nella mia tesi di specializzazione, sull’alcolismo gravissimo e la cronicità, scrivevo che la speranza non ha a che fare con l’ottimismo, ma con la possibilità.

La parola greca da cui origina “speranza”, in fondo, significa “io suppongo”.

A volte credo che più si ha fede (in un modello, in un’idea…) e forse meno si può avere speranza…Così credo anche che dall’intervento più “noioso” qui a Prato, ho cercato di fare supposizioni su cosa tenere per me, anche quando ciò che intendevo tenere era

…come non vorrò mai fare un’esposizione in pubblico…

Poi è arrivato l’ultimo intervento del Convegno, ormai alle 5 del pomeriggio, con 4 ore e mezzo di macchina che mi aspettavano…

Sale sul palco SILVIO MERCIAI, che io non avevo proprio idea di chi accidenti fosse, ma che temevo mi avrebbe enormemente annoiata.

Psicanalista SPI, alto, magrissimo, con un enorme naso, parla di empatia, inconscio e neuroscienze con una padronanza sconcertante.

Perfetto nel tono, nel linguaggio, fluidissimo nei collegamenti, è stato un autentico faro di speranza.

Suo l’intervento più applaudito, che ha cucito Freud, filosofia, inconscio, sociologia, neuroscienze, futuro, con un morbidissimo filo di seta.

Un’opera davvero incredibile.

Un premio e un regalo per la mia ostinazione a rimanere fino all’ultimo, anche se poi sono arrivata a casa a notte inoltrata…

Pubblicato in: Convegno Sippr 2013 - Prato

Prato – Appunti di viaggio G. #3 Post I

Sono tante le motivazioni che spingono uno psicologo abilitato a spendere una barca più o meno grossa di soldi per investire 4-5 anni della propria esistenza (un’altra università, in pratica) per iscriversi a una scuola di specializzazione in psicoterapia.

Le ragioni sono molte e vanno dal superficialissimo

mi prendo il pezzo di carta

(più d’oro che di carta, direi io…)

al profondissimo

voglio svolgere al meglio la mia professione di clinico

Come ben sappiamo, non è la clinica che ci dà da mangiare, ma essa è un piatto prelibato che ha bisogno di sostanziosi contorni per saziarci.

Ben presto, quindi, nel corso di quei quattro anni, ci si confronta con le aspettative della partenza.

Così i convegni SIPPR non sono solo l’occasione per ascoltare i maestri, ma anche di confronto con i cammini dei colleghi giovani.

La mia specializzazione l’ho conseguita all’Istituto di Terapia Relazionale di Napoli (I.Te.R.), diretto dalla Dott.ssa Aurilio.

Tutto quanto verrà scritto a partire da ora spero non prenda l’aspetto di un’enorme ed odiosa sviolinata.

La mia soddisfazione per il percorso fatto, non credo sia dovuto a una intrinseca perfezione dell’istituto (che perfetto non lo è affatto), ma all’adeguato incontro tra la mia domanda e la loro offerta. Un incontro che, in fondo, è il vero indicatore di soddisfazione del cliente.

Alla fine del colloquio di ammissione. quando mi fu chiesto cosa desideravo dalla scuola, risposi

che non sia un’altra università

intendendo dire, con un po’ di provocazione, che desideravo sì studiare (ma su questo non ho bisogno di motivazioni, essendo io una secchiona vecchio stampo) ma soprattutto fare.

Quando già al terzo training eravamo dietro lo specchio a vedere i primi colloqui dei nostri didatti, per quanto non capissi nulla, sapevo di essere nel posto giusto.

Sono abbastanza cinica da non credere in maniera fideistica che la mia scuola sia la migliore né che le agevolazioni concesse a noi studenti siano dettati da chissà quale particolare bontà cristiana.

La versione in cui credo è quella di una grande capacità di investimento.

Se sono potuta essere qui a Prato, e se con me sono potuti venire tanti allievi di vari anni, è stato perché la scuola ha trattato per un prezzo estremamente agevolato.

Per gli studenti il prezzo intero era 150€ + iva

Per gli specializzati non soci 380€+iva

…e in più il viaggio, il pernottamento, il cibo…

Con l’agevolazione concessa alla scuola, ho potuto spendere non più di 150€ TUTTO COMPRESO. La partecipazione in sé ci è costata 25€ a persona…

Cosa significa questo?

Investire nella formazione dei propri allievi, certo.

Investire nella diffusione di una “cultura sistemica”, certo anche questo.

Significa, però, anche credere che i propri allievi non siano vacche da mungere.

Quante scuole fanno pagare il colloquio di ammissione? Anche cifre importanti, ho sentito di colloqui che costano 100€…

Quante scuole obbligano a seguire percorsi di psicoterapia personale…ma rigorosamente con didatti o specializzati presso la stessa scuola?

Credo che questo atteggiamento metta fortemente a rischio la sopravvivenza di una scuola, soprattutto in questo momento di forte crisi.

Cosa fa, invece, un allievo soddisfatto?

Si impegna e impara bene => quindi sarà un bravo psicoterapeuta => quindi sarà egli stesso la migliore pubblicità possibile per la scuola.

E poi…un allievo soddisfatto, che è cresciuto in una cultura della condivisione, cosa fa? Parlerà della scuola ad altri, magari inviterà i colleghi più giovani a fare il colloquio di ammissione…

Molte “cose personali” devo alla mia scuola e non le scriverò qui, ma rubo molto volentieri da loro anche questa attitudine, che mi sembra l’essenza del buon marketing per la nostra professione.

L’investimento sulla buona qualità, che permette di raggiungere il giusto equilibrio tra i valori professionali in cui si crede, necessità di guadagno, desiderio di sopravvivere al domani.

Pubblicato in: Convegno Sippr 2013 - Prato

Prato – Appunti di viaggio G. #2

Come a Trieste l’anno scorso, anche qui a Prato registro un fenomeno interessante, un’affascinante divisione di genere.

Mentre gli uomini sono molto più concentrati sulle questioni filosofiche e tecniche della psicoterapia sistemica, quasi più orientati alla discussione teorica, le donne mostrano sempre un fortissimo coinvolgimento sui temi della prevenzione e dell’intervento, sulla tutela soprattutto nell’ambito sociale.

C’è un ulteriore fenomeno interessante: le relatrici più giovani in queste sessioni parallele di oggi sono per lo più femmine.

Questo può far pensare che in cantiere rullano i motori di un piccolo tsunami tutto femminile pronto a invadere la società sistemica…oppure…che questa presenza fra le giovani leve non sia un fatto così eccezionale e allora varrebbe la pena di chiedersi: cosa fa smarrire tanta energia femminile?

Pubblicato in: Convegno Sippr 2013 - Prato

Prato – Appunti di viaggio G. #1

Alla seconda esperienza in un grosso convegno di psicoterapia, le prime riflessioni sono:

1) Com’è possibile che, nonostante la nostra professione sia svolta soprattutto da donne, in queste occasioni l’80% dei relatori è di sesso maschile?

2) Ancora una volta una conferma che non sappiamo parlare efficacemente della nostra professione (di cui avevo parlato qui). Sono seduta in platea da due ore, ho visto scorrere almeno sei serie di slide in powerpoint e cinque erano assolutamente oscure. Si salva il bel lavoro sul coraggio del prof. Manfrida, sul senso del coraggio per i terapeuti

3) L’età media, non me ne vogliano i “maestri”, è sempre tristemente alta. L’esperienza dei grandi è affascinante, ma non posso fare a meno di osservare a tratti più o meno lunghi una lentezza pachidermica e osservazioni banali, se non addirittura superate…ma da decenni intendo…mi domando, combattuta da una certa arroganza, se sono io che leggo troppo o alcuni di loro che, arrivati a un certo punto della vita, hanno accumulato tutta la sapienza cumulabile nel corso di una vita e lì sono rimasti…Cioè…voglio dire…siamo al convegno di terapia familiare…rivolto a terapeuti familiari…davvero dobbiamo fare una slide dove è scritto

il terapeuta familiare non si connette al singolo individuo, ma all’intero sistema familiare

?

Accanto a questo, però, non posso esimermi dal non fare un’autocritica rivolta a noi “giovani” terapeuti, che possiamo, ma soprattutto DOBBIAMO fare di più, in termini di evoluzione, adattamento e diffusione del nostro modello.