Pubblicato in: Politica professionale, promozione professionale, Riflessioni esistenziali

Perché collaborare e associarsi: se è il purgatorio, è nostro perlomeno

Credo nella collaborazione tra colleghi perché il presente e il futuro prossimo della mia generazione è ricco e sarà ricco di frustrazione.

Mal comune – mezzo gaudio; se sei solo a prenderti l’ennesima porta in faccia da quel comune, quell’ente, quella scuola, sei da solo anche a fare capa-e-muro quando torni a casa con la rabbia di un fallimento.

Quando si è insieme, invece, accade che il gruppo può essere più forte di qualsiasi frustrazione dei singoli, accade che il legame e la passione possono fare quello che l’ostinazione alla solitudine e all’individualismo non faranno mai: trasformare fallimenti in risultati.

Dividere le frustrazioni, ma dividere anche i guadagni, certo.

Ed è questa la vocina nel cervello che spesso ci fa tenere questa o quell’informazione per noi, come fosse una soffiata della CIA, come se custodendo gelosamente il quarto segreto di Fatima (ma non esiste! direte, avete visto come ve l’hanno nascosto bene, vi dico io?!) chissà dove arriveremo.

Il segreto non è mai segreto, per il raccomandato di turno.

Ergo: tanto vale rendergli la vita difficile.

Senza parlare di quell’ineguagliabile risorsa rappresentata dalla presenza di più teste.

E’ un principio che conosce bene anche il meno avvezzo al contatto umano.

Persino il Dottor House sa bene che le idee di uno solo sono zoppe.

…e lui sull’argomento era giusto un poco suscettibile…

Certo, questo idillio di brainstorming funziona quando il brain (ossia il cervello) è più dello storming (ossia la tempesta).

Ma vale la pena tentare.

Si guadagna in benessere. Non solo di questo si vive, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

E se non fosse pure il paradiso, ma solo il purgatorio, perlomeno sarebbe nostro.

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SenzaCamice – SenzaGoverno

In terapia lo faccio sempre, è un momento necessario per non restare annichiliti di fronte al mondo di dolore, rabbia, frustrazione, cronicità che il paziente porta.

Cerco sempre di ridefinire, almeno un aspetto, in positivo.

Per questo non dirò (che fantastico modo per dirlo però!) che l’avevo detto io che si finiva ingovernabili, che se c’era Renzi e non Bersani il Pd non andava così male (il peggior risultato dagli anni ’60), che è meglio diventare una monarchia, fare Silvio re, risparmiare di volta in volta milioni di euro in spese elettorali, aspettare la morte e poi riparlarne…

Dirò l’aspetto positivo.

Che per la prima volta la generazione dei fottuti, quella dei senza presente, futuro e un passato che non ricorda tanto bene, quella dei senza lavoro, senza pensione, senza indipendenza, senza casa, senza diritti civili, ha una voce forte in Parlamento.

L’incognita è cosa vorrà dire questa voce, ora che ha il microfono in mano…

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Squalifiche professionali: Calimero, piccolo e nero

Di squalifiche professionali, a volte pure surreali, me ne sono toccate eccome.

Capi che ti dicono

vabbè, poi a quello lì gli fai un po’ di psicoterapia

Signori di mezza età incontrati casualmente al bar che commentano

i primi scoppiati, mi permetta signorina, però siete proprio voi!

La mano poggiata sulla spalla da qualche conoscente che ti dice, dall’alto del suo posto fisso

io poi te l’avevo detto che facevi questa fine…

A forza di sentirsi trattare così, a forza di vivacchiare nell’enorme spaccatura fra le competenze possedute e l’effettivo impiego e relativo guadagno, si finisce per assimilare questa immagine da brutto anatroccolo.

Quanto più, poi, accompagniamo questa immagine a una spiccata volontà di far del bene al prossimo (volontà notoriamente manipolabile tramite il senso di colpa), ecco che la frittata è fatta.

Siamo prontissimi per essere sfruttati.

E’ una sindrome che conosco bene.

Dovevo fare 500 ore di tirocinio post laurea. Ne ho fatte 1600 circa, per imparare (e ho imparato, intendiamoci).

Ma non sono sicura di aver imparato molto, quel 14 agosto che fui “obbligata” a recarmi in struttura per riempire il vuoto di personale in ferie. Ero lì perché doveva esserci qualcuno. Per rispondere al telefono. Mi spiegarono come anche con una certa accuratezza.

Non mi pareva che fossero mansioni che rientrassero nel mio progetto formativo.

Ma non ho reagito e nemmeno protestato.

Succede questo quando ti senti piccolo e nero.

Non ho reagito, almeno non come avrei dovuto, nemmeno quando mi fu chiesto da un dirigente

Allora, ci vuoi fare un po’ di formazione?

e io

Certo! Vi preparo un programma con le ore e i costi

e lui

Costi? Perché non ce lo fai gratis? AL MASSIMO TI POSSIAMO REGALARE UNA MAGLIETTA

Avrei dovuto ridacchiare per la comicità, fare un pernacchio e dire addio salutando con la manina.

Invece, calimero ci ha messo ben due giorni per mormorare un no sottovoce.

D’altra parte, la competenza che desideravano apprendere gratis da me, io l’avevo pagata 2000 euro circa e un week end al mese di studio per due anni. Sabati e domeniche che avevo rinunciato a uscire, sabati e domeniche che avevo passato a studiare, 2000 euro che avevano coperto in parte i miei genitori e in parte io, con le ripetizioni e le traduzioni dall’inglese.

D’altra parte, loro, lo stipendio fisso alla fine del mese ce l’avevano.

Mi sono sentita in colpa per giorni. E per molto tempo ho pensato che la mia arroganza mi avesse fatto perdere un’occasione.

Avevo 23 anni.

Ora ne ho 30 e solo recentemente mi è capitato il brivido di sentire riconosciuto il mio ruolo professionale.

E ho sentito che è un’esperienza che rischia di dare dipendenza…

Cosa è successo?

Certo, l’età, non sono più ggiovane… Certo, anche l’educazione delle persone…tutto questo avrà avuto un peso.

Ma sono convinta ci sia stato anche qualcos’altro. Io ero disposta a dire

no

Ero lì disposta a dire

Sai che c’è di nuovo vecchio mio? Tra lo sfruttamento e la disoccupazione, preferisco la seconda.

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Senza Camice…alle Urne

La campagna elettorale è ormai finita.

Tutti hanno parlato, si sono espressi e hanno promesso.

Tasse, lavoro, comunisti, cene eleganti (che all’improvviso fornichi…), giaguari ed altri animali, tutti a casa, ponte sullo Stretto, populismo…

Mai come in questa campagna elettorale si sono consumate parole.

Blog, Twitter, Facebook, comizi, giornali, Rai, Mediaset, La7, Youtube, video, cartelli.

Gli argomenti sono stati i più disparati, ma niente sulla psicologia.

Figuriamoci sulla psicologia senza camice.

E figuriamoci ancora, niente sulla sanità e tanto meno sul sociale.

Ho provato un brivido lieve ieri, quando in lontananza, ho sentito dire a Bersani qualcosa sui ticket e le visite specialistiche.

Sono triste, perché l’argomento che più ha avuto a che fare con le professioni l’ha proposto Berlusconi, quando ha parlato di condono fiscale…

Non so davvero chi voterò, sono profondamente in crisi, eppure la scelta è gravissima, sento di non poterla fare con leggerezza.

Ho 30 anni, la politica dei prossimi quattro-cinque anni decide molto della mia vita personale e professionale.

Del mio futuro.

Spero solo di non fare la fine della Sora Lella nella cabina elettorale…